Carnevale
IL VESTITO DI ARLECCHINO di Gianni Rodari

Per fare un vestito ad Arlecchino ci mise una toppa Meneghino, ne mise un’altra Pulcinella, una Gianduia, una Brighella. Pantalone, vecchio pidocchio, ci mise uno strappo sul ginocchio, e Stenterello, largo di mano qualche macchia di vino toscano. Colombina che lo cucì fece un vestito stretto così. Arlecchino lo mise lo stesso ma ci stava un tantino perplesso. Disse allora Balanzone, bolognese dottorone: “Ti assicuro e te lo giuro che ti andrà bene li mese venturo se osserverai la mia ricetta: un giorno digiuno e l’altro bolletta!”

Carnevale
Ph. Sergio Di

Il Carnevale è la festa più allegra e colorata dell’anno, la parola d’ordine è divertirsi e soprattutto mascherarsi. In ogni regione d’Italia, si festeggia in modo più o meno spettacolare con manifestazioni che richiamano turisti anche dall’estero. Impossibile pensare al Carnevale senza maschere, musica e ovviamente i suoi sapori, i suoi fritti, dolci ovviamente.

Allora facciamoceli in casa con pochissimi accorgimenti e non ci faranno di certo male. Un buon fritto fatto in casa è sicuramente migliore di una porzione gigante di patatine fritte acquistata in un fastfood.
I dolci fritti più tradizionali nel periodo del carnevale sono le frappe o chiacchiere come pure le castagnole o tortelli.
“… le chiacchiere sono conosciute con nomi differenti nelle diverse regioni italiane:

  • bugie (Genova, Torino, Asti, Imperia, Savona);
  • cenci o crogetti (Prato Firenze Toscana);
  • strufoli o melatelli (se con miele) zona Grosseto, Massa Marittima (Toscana);
  • chiacchiere (Basilicata, Sicilia, Campania, Lazio, Alto Sangro nell’Abruzzo meridionale, Molise, Umbria, Puglia, Calabria, a Milano, La Spezia, Massa, Carrara, Sassari eParma);
  • cioffe (Sulmona, centro Abruzzo);
  • cróstoli o gròstoi o grustal (Ferrara, Imperia, Rovigo, Vicenza, Treviso, Trentino, Venezia Giulia);
  • cróstui (Friuli);
  • cunchiell’ o qunchiell (Molise);
  • fiocchetti (Montefeltro e Rimini);
  • frappe (Roma, Viterbo, Perugia e Ancona);
  • galani (Venezia)
  • gale o gali (Vercelli, Bassa Vercellese), Novarese e Barenghese;
  • gasse (Basso Alessandrino);
  • guanti (Alife, Caserta);
  • gròstoi o grostoi (Trento);
  • intrigoni (Reggio Emilia);
  • lattughe o latǖghe (Mantova);
  • maraviglias (Sardegna);
  • merveilles (Valle d’Aosta);
  • rosoni o sfrappole (Modena, Bologna, Romagna);
  • galarane (Bergamo)
  • saltasù (Brescia);
  • sfrappe (Marche);
  • sfrappole (Bologna);
  • sprelle (Piacenza);
  • risòle (Cuneo e sud del Piemonte);
  • e ancora stracci, lasagne, pampuglie, manzole, garrulitas …” fonte Wikipedia

Tanti nomi per la stessa leccornia fritta.
Vediamo ora qualche accortezza sul modo di friggere:

  • I grassi più adatti per una buona frittura sono l’olio extravergine di oliva e lo strutto, gli unici in grado di reggere alte temperature, infatti il loro punto di fumo è tra i 160°-180° fino a 210° adattissimo anche l’olio di semi di arachidi, caratterizzato da una buona resistenza nel tempo e da un punto di fumo elevato.
  • L’alimento che deve essere fritto va asciugato bene, in modo da evitare che l’acqua finisca nell’olio bollente;
  • il sale e le spezie vanno aggiunti solo a cottura ultimata (favoriscono l’alterazione degli oli e dei grassi).
  • Evitare di aggiungere olio nuovo a quello che si sta usando, molto meglio cambiarlo del tutto all’occorrenza.
  • Evitare, inoltre, di mescolare oli di diverso tipo (tipo olio di oliva con quello di semi).
  • Non friggere contemporaneamente quantità eccessive di alimenti, ma dosi adeguate al volume della pentola o della friggitrice.
  • Cercare inoltre di cucinare cibi simili per dimensioni.
  • La temperatura ideale per una frittura corretta deve essere compresa tra 150°-180°C.
  • Misurare la temperatura o con l’apposito termometro oppure con sistemi casalinghi quali l’immergere la punta di uno stuzzicadenti nell’olio caldo, se fa tante bollicine, l’olio dovrebbe essere a temperatura, oppure nel caso di utilizzo di pastella, basta immergerne un pezzettino e vedere se inizia a friggere. Anche la mollica del pane se inizia a friggere è un ottimo indicatore dell’olio a temperatura ottimale.
  • Immergere completamente l’alimento nell’olio bollente;
  • Utilizzare una pentola con bordi abbastanza alti e magari anche con un cestello estraibile, oppure una wok.
  • E’ importante scuotere bene l’alimento (specie se infarinato o panato) prima di tuffarlo nell’olio per evitare che farina o pangrattato si stacchino dal cibo e si disperdano nell’olio bollente causando scadimento dell’olio e produzione di sostanze tossiche.

Vediamo ora nel dettaglio qualche prelibatezza carnevalesca:

Castagnole

Castagnole
A Carnevale tutto è consentito purchè sia fritto, giusto?… Allora oggi castagnole per tutti, piccole dolcezze fritte, grandi come castagne ( da qui appunto il...
Read more

Berlingozzo

Berlingozzo
[cit.] Il Berlingozzo è un dolce tipico toscano, di origine antichissima e che si consumava, come dicono i cronisti del ‘400, proprio nelle feste di carnevale....
Read more

Frappe

Frappe
Non è Carnevale se non ci sono le frappe. Questa è una ricetta di famiglia stra-collaudata, spero che vi piaccia. Da non perdere Zuppa di fave secche Zuppa di cavolo nero...
Read more